Gianluca Lami porta l’esperienza di Staffoli al Senato: “Ripartiamo dalla qualità e dall’orgoglio Made in Italy”.Ecco il programma dettagliato

 In 2026

Onorevoli Senatori, Sottosegretario La Pietra, rappresentanti del MASAF, colleghi e amici dell’ippica.

Oggi ci troviamo qui, nella prestigiosa Sala Zuccari, a ricordare le gesta del nostro amato Capitano, Varenne. Ma la memoria dei giganti non vive nel rimpianto: vive nell’azione e nell’eredità che ci lasciano.

Quando celebriamo Varenne come il più forte trottatore di tutti i tempi, non stiamo solo sfogliando l’albo d’oro di 62 vittorie indimenticabili in giro per il mondo. Stiamo celebrando la massima espressione dell’eccellenza italiana. Varenne è la dimostrazione di ciò che il nostro Paese è in grado di produrre quando la competenza allevatoriale incontra la visione e il lavoro di squadra.

IL CUORE DELLA PROPOSTA: RIMETTERE IL CAVALLO AL CENTRO

Mentre abbiamo ascoltato con interesse i necessari dibattiti su impianti, scommesse, digitalizzazione e nuove governance, io voglio farvi una domanda e proporvi una sfida: cosa significa davvero rilanciare l’ippica?

Significa fare una scelta coraggiosa: mettere il Cavallo al centro.

Può sembrare una banalità, una frase fatta. Ma vi assicuro che è la scelta più rivoluzionaria, pragmatica ed economica che possiamo fare. Per troppi anni abbiamo pensato al sistema ippico partendo dal contenitore – gli ippodromi, le scommesse, la burocrazia – dimenticandoci del contenuto fondamentale: l’atleta, il Cavallo.

L’ECCELLENZA UNICA DELL’ALLEVAMENTO ITALIANO

Perché dico che dobbiamo ripartire dal Cavallo? Perché siamo già nel trotto i migliori al mondo e non ne siamo del tutto consapevoli, o meglio: ne siamo consapevoli, ma non lo sfruttiamo adeguatamente sul piano strategico e commerciale.

L’allevamento del trottatore italiano è la filiera zootecnica più evoluta, libera, aperta e allo stesso tempo selettiva del pianeta. A differenza di altri Paesi con stud book rigidi e confini protezionistici, l’Italia ha spalancato le porte all’avanguardia scientifica e genetica globale.

I nostri allevatori hanno saputo orchestrare un capolavoro di bio-ingegneria sportiva: incrociando le linee di sangue americane (per la pura velocità e la precocità), con quelle francesi (per la struttura, il fondo e la resistenza) e svedesi. E lo abbiamo fatto pionieristicamente attraverso l’uso del seme congelato e refrigerato, che ci permette di importare ed esportare il meglio del patrimonio genetico mondiale senza costringere i riproduttori a lunghi e stressanti viaggi. Questa straordinaria elasticità selettiva ha reso il trottatore Made in Italy una macchina agonistica perfetta: reattivo, solido, precoce e dotato di un’intelligenza di corsa unica.

 

Ma il genio genetico, da solo, non basta se non è accompagnato dalla capacità gestionale e dall’arte della preparazione. La conferma definitiva della bontà del nostro prodotto arriva dalle straordinarie esperienze all’estero dei nostri migliori professionisti.
L’intuizione di allenatori del calibro di Erik Bondo in Francia, o di Alessandro Gnocciadoro e Gennaro Casillo in Svezia – che hanno creato vere e proprie strutture d’avanguardia nei tempi dell’ippica europea – ha dimostrato una verità fondamentale: il cavallo italiano, quando viene inserito in impianti di altissimo livello e preparato con metodi moderni e mirati, non solo compete, ma domina in tutta Europa.

Dalle piste selettive di Vincennes fino ai templi del trotto scandinavo, le vittorie dei nostri portacolori allenati direttamente “in loco” stanno esaltando al massimo le caratteristiche del nostro allevamento. È la dimostrazione vivente che il trottatore italiano, se valorizzato in strutture adeguate e supportato da una visione professionale globale, raggiunge vette d’eccellenza assoluta, imponendosi come un vero e proprio simbolo del Made in Italy vincente nel mondo.

Varenne ne è stato il re assoluto, ma l’eredità dei suoi oltre 2.000 figli e le continue vittorie dei nostri cavalli nei Gran Premi di tutto il mondo dimostrano che abbiamo la formula vincente. Abbiamo la materia prima migliore del mondo.

IL PARALLELO AGRICOLO: DAL VINO AL TROTTO (“DOCG DELL’ATLETA CAVALLO”)

E qui arriviamo al punto centrale che desidero sottoporre all’attenzione delle Istituzioni presenti.

Noi operiamo sotto l’egida del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L’Italia ha insegnato al mondo come trasformare i prodotti della propria terra in icone globali: pensiamo al nostro vino. Cos’era il vino italiano prima delle denominazioni di origine? Era un ottimo prodotto sfuso. Oggi è un’eccellenza mondiale tutelata da marchi DOC e DOCG, sinonimo di tracciabilità, rigore, territorio e valore economico inestimabile.

La mia proposta è trasferire esattamente lo stesso modello dall’enologia alla zootecnica ippica: creiamo la “DOCG del Trottatore Italiano”.

Un brand istituzionale di tutela ed eccellenza riconosciuto dal Governo e dal MASAF che certifichi:

  • La filiera genetica, la doma e il benessere animale: standard elevatissimi di allevamento, crescita in ampi pascoli, cura etica e metodi di doma moderni e rispettosi delle attitudini del puledro.
  • La tracciabilità e l’identità del Made in Italy: valorizzare il cavallo nato, cresciuto e domato in Italia come un prodotto di lusso sportivo destinato all’esportazione e alle vette dell’ippica mondiale.
  • La sicurezza degli investimenti: dare certezze economiche e procedurali a proprietari e allevatori. Chi compra un cavallo italiano deve sapere di investire in un bene garantito da una filiera certificata e promossa dallo Stato nei mercati internazionali.

Istituire un marchio d’eccellenza e una strategia Horse Made in Italy non richiede miracoli burocratici: richiede visione e determinazione politica.

Perché se diamo al Cavallo la centralità e la dignità che merita, le conseguenze sul comparto saranno immediate ed automatiche:

  1. Gli ippodromi torneranno ad affollarsi perché il pubblico cerca l’identificazione e l’appartenenza.

Vi porto un esempio concreto e recente: a Santa Croce sull’Arno, abbiamo ricevuto la visita del Ministro Lollobrigida al quale ho fatto conoscere la mia Scuola Puledri che ha trasformato la fase della doma in una vera e propria arte unica in Italia.  In seguito all’attenzione mediatica e al post del Sindaco di Santa Croce sull’Arno, Roberto Giannoni – anche lui grande appassionato – che evidenziava come ben 15 cavalli domati e cresciuti a Staffoli fossero qualificati per le batterie del Derby e dell’Oaks, è successo qualcosa di eccezionale. Sono stato sommerso da telefonate di concittadini e gente comune che volevano sapere com’erano andati i “cavalli di casa nostra”! Questo è il tifo, questo è il senso di appartenenza che si crea attorno al cavallo e alle storie di successo del territorio. È da qui che dobbiamo ripartire per riempire le tribune!

  1. I media avranno storie epiche da raccontare.

Varenne ne è stato l’esempio supremo: alla sua scomparsa non c’è stata testata o TG nazionale che non gli abbia dedicato un servizio da eroe. Dobbiamo imparare a traslare le gesta agonistiche dei nostri cavalli in promozione costante per l’intero movimento.

  1. L’indotto agricolo tornerà a produrre ricchezza.

Nessuno investe nel vuoto o nell’incertezza. Un progetto strutturato e certificato dà fiducia e invoglia gli imprenditori a investire nelle nostre aste e nelle nostre scuderie.

L’allevamento e l’ippica italiana non hanno nulla da invidiare a nessuno. Abbiamo le menti, la genetica, la tradizione e le competenze per essere leader assoluti. Ma per farlo abbiamo bisogno della solidità, della credibilità e della capacità di fare squadra che, passo dopo passo, stiamo ricostruendo a livello internazionale.

Varenne ha dimostrato al mondo che l’Italia non ha complessi di inferiorità. Raccogliamo la sua eredità non con la malinconia, ma con il coraggio. Mettiamo il cavallo al centro, certifichiamo la nostra eccellenza con un marchio di qualità e riportiamo l’ippica italiana dove le spetta: ai vertici del mondo.

Crediamoci. Grazie.